ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO

di MILITELLO in VAL di CATANIA

Il Museo San Nicolò

 

Il Museo visto da fuori

L'ingresso con le lapidi cimiteriali

Costituito nei luoghi di sepoltura sotto la chiesa

Caratteristiche le nicchie in pietra bianca

 

     All’ingresso sono alcune lapidi del ‘600 e un settecentesco paliotto marmoreo provenienti dalla chiesa di S. Leonardo.

 

 
 

 

     La sala successiva viene normalmente utilizzata per l’allestimento delle numerose mostre che caratterizzano l’attività del Museo. Si tratta di un ampio ambiente di forma irregolare posto sotto al braccio destro del transetto della chiesa. Sul fondo sono i resti di murature poligonali dell’abside settecentesca; a sinistra ed a terra sono i resti di edifici precedenti al terremoto del 1693. Di grande valore storico è una campana dell’anno 1004, appartenuta alla chiesa di S. Sofia.

 

 

     La saletta accanto espone di solito tabernacoli, angeli, altari e frammenti lignei del ‘600 e del ‘700.

 

La stanza del "legno"

Due angeli ceraforai

 

     La sala III è destinata ad accogliere le vetrine con i preziosissimi paramenti e i ricami provenienti dai monasteri, dalle chiese e dalla ex Matrice di S. Nicolò.

 

l'entrata nei luoghi di sepoltura

Altare all'interno della cripta

 

     Un corridoio di passaggio, nel quale trova posto una raccolta di campane dei XVII e XVIII,

 

 

     porta, attraverso un cancello, al Tesoro, dove viene presentato il corredo di argenti della Confraternita del Calvario. La cripta con colatoi mostra l’insieme del corredo con pezzi di ottima fattura, tra cui un grandioso ostensorio del 1755 opera dei messinesi Andrea e Pietro Paparcuri e quattro lampade del 1770 del palermitano Agostino Natoli. Notevole è anche il corredo di calici, tutti settecenteschi e di fattura messinese, tra cui spicca per la preziosità dei castoni di pietre quello posto al centro, datato 1793.

 

All'interno del colatoio è posto il tesoro

L'ostensorio del 1755

 

     La sala seguente presenta il tesoro della Chiesa Madre. Nella vetrina centrale notevoli sono un piede di ostensorio messinese del 1643 e calici in rame e argento dei secoli XVI e XVII; nella vetrina piana, gioielli dei secoli XVIII e XIX, ex voto al simulacro del SS. Salvatore.

 

La grande vetrina con gli argenti della Chiesa Madre

L'altro lato della vetrina

Ex voto e le tre chiavi argentee

Tiara vescovile

 
 

Ex voto donati alla Statua del SS. Salvatore

 

     L’esposizione dei gioielli della chiesa si completa nella vetrina di sinistra della sala seguente, dove trova collocazione anche il tesoro del convento di S. Agata. Notevoli sono: la tavoletta angelica di S. Agata di fattura manierista, il busto reliquiario di S. Barbara, il seicentesco piede in rame del calice cui vennero sovrapposte decorazioni argentee con medaglioni e nel 1719 l’argentiere messinese Saverio Corallo aggiunse una nuova coppa argentea.

 

 
 

 

     Seguono nella sala successiva, gli argenti delle chiese minori: da notare il turibolo seicentesco della chiesa di S. Francesco d’Assisi, eseguito dall’argentiere catanese Giuseppe Trupia, e un calice del 1699 proveniente dalla chiesa dello Spasimo;

 

 
 

 

     A seguire la vetrina con l’arredo argenteo del simulacro del SS. Salvatore e dirimpetto la vetrina con gli argenti di donazione e acquisizione, tra cui una Croce del 1753 del napoletano Domenico Manzone.

 

Tabernacolo raffigurante l'ultima cena

Il Mondo - simbolo del SS. Salvatore

 

     Segue il tesoro della chiesa Madre di Palagonia ricco di pezzi, tra cui: pisside tardogotica del 1475 di argentiere catanese, donata dal nobile Nicolò Gravina; reliquiario in forma di croce del 1719 di argentiere palermitano; ostensorio del 1782 del messinese Sebastiano Juvarra.

 

 
 

 

     Si torna indietro per visitare la Sala che raccoglie testimonianze tutte ampiamente precedenti al terremoto del 1693, con frammenti di decorazione architettonica e importanti sculture di fattura gaginiana; una Annunciazione marmorea frammentaria del sec. XV; un Cristo morto del sec. XV in pietra calcarea, proveniente da S. Nicolò il Vecchio; base marmorea di cero pasquale con delfini del sec. XVI, acquasantiera a mensola con stemma dei Barresi del sec. XVI; Madonna , acefala, replica in marmo della prima metà del‘500 della Madonna di Trapani; coppia di angeli aerofari in legno di artista manierista della fine del sec. XVI; statua lignea policromata e dorata di S. Leonardo in cattedra, capolavoro di Giovan Battista Baldanza senior del 1601; marmorea acquasantiera a calice su piedistallo con eleganti decorazioni manieriste e stemma dei Branciforti e dei Barresi del primo ‘600; Annunciazione su tavola del 1572 dell’artista Francesco Frazzetto.

 

l'opera più antica della città

Da un lato l'annunciazione

Dall'altra il simbolo della Confreaternita del Calvario

 
 

L'acquasantiera della famiglia Barresi

San Leonardo in Cattedra

Gli angeli aerofori

Le Madonne di scuola Gagini

L'Annunciazione - opera in legno - del 1572

 

     Usciti dal tesoro, si entra nella Pinacoteca. Il grande salone espone una serie di dipinti del XVII secolo, tra cui la pala raffigurante la Morte di S. Carlo Borromeo del 1612 di Filippo Paladini; Stimmate di S. Francesco del 1614, ultima opera del Paladini; Miracolo di S. Antonio di Padova, del 1621 del piazzese Sebastiano Mandrilli, Ss. Cosma e Damiano, bozzetto di seguace di Sebastiano Conca, Martirio di S. Lucia del calatino Alessandro Camparetto (1634), fastoso altare ligneo dorato con statue di sante e angeli musicanti, capolavoro dell’artigianato acese della metà del ‘600; pulpito in noce del 1618, tra i pannelli dei quali spicca lo stemma di militello, opera del versatile artista militellese Giovan Battista Baldanza sr. E il grande fonte battesimale di S. Nicolò il Vecchio (fine XV – inizi XVI sec ).

 

Morte di San Carlo Borromeo

San Francesco riceve le stimmate

Miracolo di Sant'Antonio di Padova

Martirio di Sant'Agata

 

     Nello stesso salone trovanno posto opere sei-settecentesche come Sacro Cuore di ignoto della seconda metà del secolo XVIII; Immacolata, ovale attribuito a Sebastiano Conca; S. Agrippino; S. Apollonia; Madonna della Catena e quattro Sante, opera di ignoto della metà del ‘600, Madonna di Monserrato e S. Biagio del militellese Giovan Battista Baldanza jr. del primo quarto del  ‘600, S. Isidoro Agricola, S. Eligio, entrambe della mano di Giovan Battista Baldanza sr.

 

Tabernacolo

Fonte battesimale proveniente da S. Nicolò il Vecchio

Madonna di Monserrato

Martirio di Santa Lucia

I Santi Cosma e Damiano

 
 

L'antica porta della cappella del SS. Salvatore

SS. Salvatore Volto del SS. Salvatore

Volto di Gesù

 

     Si possono inoltre ammirare altre opere come: Vergine con S. Francesco di Sales del menino Gentile (1718); Elemosina di S. Nicolò dell’acese B. Grasso (1708); statua lignea della Vergine di Gaetano Francese del 1763, Immacolata di M. Vaccaio (1868); quattro pannelli con Storie di S. Gerardo di Giuseppe Barone.

 

L'ultimo tratto del Museo