ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO

di MILITELLO in VAL di CATANIA

Scultura

     Al periodo della signoria dei Barresi di Militello risalgono alcune Madonne che rappresentano esempi notevoli di figurazione artistica. La prima è La vergine col bambino e due angeli inginocchiati , una scultura in arenaria del tardo ‘400, posta sopra il portale della chiesa di Santa Maria la Vetere. Ha avuto diverse attribuzioni: Enzo Maganuco non è escluso la collaborazione di Francesco Laurana, Gioacchino Di Marzo ha parlato di fattura gagginesca, Stefano Bottari ha ritenuto opera del carrarese Gian Battista Mazzolo. La personalità dell’autore, in ogni caso, appare già caratterizzata dalla disposizione delle figure secondo canoni razionali. La circolarità della lunetta (esaltata dal profilo delle ali degli angeli e tendenzialmente ripetuta dalla curva dei loro corpi inginocchiati) racchiude un quadrato, entro il quale s’ incastra come un triangolo l’immagine di Maria. Il bilanciamento delle volumi e dei chiaroscuri risulta preciso, anche se il panneggio è alquanto tormentato e la dolcezza del viso della Vergine propone un forte impatto emotivo. Inoltre, la positura frontale della figura, di sapore arcaico, fa dell’opera un tardo esempio di gotico internazionale. Secondo il Maganuco, di scuola lauranesca sembra pure un frammento marmoreo raffigurante la Vergine Annunziata. Purtroppo, il viso è in parte corroso, ma tipici del maestro dalmata, sempre addetta del Maganuco, sono il ritmo del drappeggio e la curva nell’angolo che iscrive la figura.

      La scuola del Gagini è rappresentata da una Madonna col Bambino , statua attualmente ubicata nella sagrestia della nuova Santa Maria della Stella. Anche qui convivono esperienze culturali diverse: l’arcaismo nella rigidezza della figura, la dolce espressività catalana nell’ovale del viso e, contemporaneamente, il drappeggio sobrio, largo e naturale. Si intravede, inoltre, la concezione ‘matematica’ dell’opera, per la quale il volume rappresentato dal Bambin  Gesù  viene equilibrato nel lato opposto, ponendo Maria con la spalla leggermente alzata, col braccio all’altezza del seno o col ginocchio piegato in avanti. Di quegli stessi anni, inoltre, ci restano alcuni capolavori che vanno ben oltre gli interessi localistici.

     Potremo cominciare citando il Sarcofago di Blasco II Barresi posto in Santa Maria della Stella, che nella parte inferiore ha eleganterie cortesi, indizio di non dozzinali modelli di vita, e nella parte superiore rappresenta un ottimo esempio di monumentalità.

     Per il periodo rinascimentale , l’esempio da citare è il Ritratto di Pietro Speciale ( ora nella “ Stanza del tesoro “ in Santa Maria della Stella) , che l’Agati ed il Mauceri hanno convincentemente attribuito a Francesco Laurana. Di quest’opera, Enzo Maganuco e Leonardo Sciascia hanno parlato in termini entusiastici. Di certo, essa, nel migliore spirito rinascimentale, appare la concretizzazione di un  ideale di umanità che vuol essere universale ed eterno. Più che le fattezze di Pietro Speciale, infatti, essa tratteggia il concetto di forza  e di autorità. Le linee sono marcate e decise, senza indugi nei particolari. Il viso è teso e concentrato : mento prominente e volitivo, labbra serrate, sguardo attento e penetrante . Vengono, così , sintetizzati nell’espressione di un attimo il carattere e la volontà di tutta una vita, di tutta un ‘ epoca.

     Nel 1487, ancora come ha dimostrato Salvatore Troia, dai Barresi di Militello viene liquidata la somma per l’acquisto di una Natività in ceramica di Andrea Della Robbia ( oggi collocata in Santa Maria). L’opera è divisa in tre parti. Al centro è raffigurata la nascita di Cristo in un contesto gaio ed elegante. Gesù sorride, non in una grotta, ma tra le razionali linee di una capanna. I pastori hanno una grazia arcadica. Gli alberi sullo sfondo danno freschezza e colore all’ambiente. Nella parte superiore un Dio sereno benedice la scena. In quella inferiore è rappresentata la passione, quando tutto consumatum est , in un equilibratissimo bilanciarsi di figure. Siamo davanti a un rinascimento, se vogliamo, un po’ minore, privo delle aspre tensioni ideali dei pionieri, dominati da un ‘esteriore eleganza.

     Un operare artistico che ricorda più il Ghiberti che il Brunelleschi, più Gentile da Fabriano che Masaccio, più il gusto che l’intelletto. Il 7 ottobre 1574, si ha ancora un non disprezzabile saggio del gusto per l’arte della committenza locale, poiché ( così ci informa Giusy Larinà) allo scultore Antonio De Mauro di Bidona, per la conoscenza che ne aveva il pittore e scultore militellese Nicola Barresi, venne dato l’incarico di modellare un bel Sant’Antonio Abate, oggi visibile nella chiesa di San Sebastiano. Dal 1612 al 1614 visse a Militello, operando “con divin pennello” (Tortelli), il toscano Filippo Paladini.

      Un manierismo di più disimpegnata eleganza si esprime nel movimento sinuoso ed ascensionale delle linee della Madonna del Rosario, scultura in legno policromo attualmente posto nell’abbazia di San Benedetto.

      Nel tempio di Santa Maria della Stella, invece, troviamo un’altra visione popolare della divinità, fatta di regalità e dolcezza, con la statua della Madonna della Stella , che la popolazione devota porta in processione, l’8 settembre di ogni anno.

     C’è pure, di non minore suggestione, un Cristo alla colonna, scultura lignea di una stile vicino a quello di fra’ Umile da Petraia. Bisogna dire, ancora, che la scultura dell’epoca ebbe degni rappresentanti nei due Baldanza.

      Il primo, Giovan Battista Baldanza il Vecchio (sec. XVI-XVII), fu forse parente dell’abate De Angelis. Nel 1601 scolpì una statua di San Leonardo per l’omonima chiesa; nel 1621 scolpì una statua di San Nicolò di Bari , titolare della chiesa madre. Nel 1631, sempre per la chiesa di San Nicolò, scolpì dodici statuette rappresentanti gli Apostoli. Fu,  inoltre, autore della bara di Santa Maria della Stella (1624) e delle porte tabernacolo di Santa Maria della Stella. Gli esemplari sopravvissuti della sua produzione si fanno ammirare per certe elegante morbidezza di forme, pur in una distribuzione di volumi che trasmette l’idea di una ferma dignità. I dubbi sull’esistenza di un suo figlio, Giovan Battista Baldanza il Giovane, sono stati sciolti i due documenti che Giusi Larinà ha rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Catania. Il primo è un atto di pagamento del 15 novembre 1629, in cui vengono menzionati due maestri Giovan Battista Baldanza, padre e figlio (quest’ultimo chierico).

     V’è, inoltre, il testamento in articulo mortis di Baldanza , datato 28 novembre 1631, nel quale il Baldanza Jr. viene nominato erede universale. A questo, oltre alla committenza evasa insieme al padre, possiamo attribuire un San Paolo del 1644 e una bara per San Giovannei Battista del 1651; ed, ancora, diversi lavori pittorici:il Sant’Isidoro (1630) e la Madonna dell’Itria (1631) per la chiesa di San Francesco di Paola, un San Biagio per la chiesa di Sant’Antonio di Padova, una Sant’Agata per la sacrestia del monastero omonimo e l’enorme quadro dell’altare maggiore della chiesa di San Benedetto (1646), dove il Santo, immenso ai suoi seguaci e ad alcuni personaggi armati di spada, indicava il libro della sua regola tenuta da un monaco in ginocchio (purtroppo, una colpevole indifferenza nei confronti del patrimonio artistico ne ha provato in anni recenti l‘irrimediabili perdita).

      La statuaria dell’Ottocento, al contrario della pittura, non fornisce esempi di grandissima qualità, mentre nel Novecento risultano dei manufatti interessanti il Ritratto di Sebastiano Guzzone di Carmelo Mendola (che fu pure autore della Fontana dei Malavoglia a Catania) ed il Monumento ai caduti del catanese Moschetti.

      Notevoli esempi di scultura monumentale si trovano pure nel cimitero di Militello (di particolare pregio la tomba dei Majorana), dove ha operato la fiorente scuola catanese, che ha saputo regalare al mondo scultori del calibro di Emilio Greco, del quale, fra l’altro, due bellissimi Angeli si trovano oggi nella chiesa di Santa Maria della Stella.

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