ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO

di MILITELLO in VAL di CATANIA

Il Castello e la Fontana della Zizza

 

Ipotesi del Castello Barresi

L'entrata del Castello ai giorni nostri

Una foto degli anni 70

 

     Il castello è l’edificio attorno al quale, nell’epoca medievale, ruotò la vita della comunità di Militello. Oggi ne vediamo una torre, la porta, i resti di una torre quadrata ma sopratutto e la magnifica fontana posta al centro dell’atrio. Va messo subito in evidenza che la forma rotonda delle torri ci dice di opere portate avanti anche in epoca normanna (quando la forma quadrata venne abbandonata per migliorare la strategia difensiva). Su questa base possiamo ipotizzare che il castello di Militello fu fortificato in contrapposizione a quello arabo di contrada Catalfaro (l’unico nella zona attestato dal coevo geografo arabo Edrisi). Anzi, possiamo dire, addirittura, che, con l’arrivo dei normanni, probabilmente si svolse un aspra e mortale lotta contro i saraceni, a causa della quale, Catalfaro subì una distruzione da cui non si riprese più (ecco perché oggi ne rimangono soltanto pochi e raramente visitati resti).

 

L'unica torre superstite al terremoto del 1693

 

    Il primo nome di feudatario di cui si ha testimonianza è quello di Alaimo da Lentini (1071). Seguì Lanfranco da San Basilio, sotto il quale, pensiamo, il nucleo abitativo di Militello non era del tutto egemone su quelli vicini, dato che egli possedette altri castelli in contrada Jetra e nella vicina contrada di Oxena (insediamento millenario ed ancora prodigo di testimonianza archeologiche).

 

Il possente muraglione all'nterno dell'arco

L'arco prima del restauro

L'arco dopo del restauro

 

     Il primo documento in cui viene nominata la città è datato 1130. In esso si nomina rettore della chiesa di Santa Maria della Stella, “in oppido Militello“, un certo Bertrando da Noto, in sostituzione del defunto Alfio da Messina. Alcune frasi del documento ci riportano alla fiera guerra tra arabi e normanni, spiegando fra l’altro il culto latino per Santa Maria della Stella come rivalsa dopo la riconquista sull’islamismo;

 

Una miniatura della statua della Madonna della Stella posta dentro l'arco

L'atrio del Castello prima della nuova pavimentazione

L'atrio del Castello ai giorni nostri

 

     Infatti, poco dopo, nel 1154, governò Manfredi di Policastro, al quale è più o meno dai suoi tempi ci arriva una testimonianza interessante, datata 1178. Si tratta di una concessione di diritti episcopali, che l’arcivescovo Nicola da Messina fa all’abate Timoteo dell’abbazia benedettina di Maniace. Fra le ventisei chiese inserite in questa micro – diocesi, troviamo: “In Militello, Ecclesiam Sancti Costantini, Ecclesiam Sancte Marie, cum totam decimam ipsius Militello in porpetuum concedinus“ (Lynn – Townsed White jr., Il monachesimo latino nella Sicilia Normanna, Editrice Dafni, Catania, 1984, p. 226). Il documento, probabilmente si riferisce non alla nostra, ma a Militello nel Val Demone, in provincia di Messina. Colpisce però, la perfetta corrispondenza nelle due città dei più sentiti culti di Santi, il che ci fa supporre un’originaria parentela ancora da esplorare.

 

Il bastione sopravvisuto al terremoto

 

     In un diploma del 1248, poi, troviamo il “casale et castrum Militello” concesso al cavaliere lombardo Bonifacio di Camerana, che nel 1282 passò a Teodoro da Lentini, regio ministro;

 

 

     In seguito, dal Demanio il castello tornò in mani feudali con lo stesso Bonifacio di Camerana, a cui succedette Giovanni, che però fu ribelle al re Federico. Egli, persi i possedimenti, dovette lasciarli in eredità al nipote Abbo Barresi, figlio della sorella.

 

La torre quadrata

 

     Così, finalmente, nel 1318 a Militello cominciò la prima signoria stabile, ma non pacifica, poiché Abbo, a sua volta, fu ribelle alla corona e tentò una lunga lite con Antonello, che gli succedette.

 

La magnifica Fontana della Zizza

 

     La serie di Signori di Militello trova un momento di interesse con Antonio Piero, subito dopo il 1470, per alcuni protagonista di un medievale e sanguinario dramma della gelosia, causato da voci calunniose. In quell'occasione il castello fu teatro dell’uccisione di Aldonza Santapau e del suo presunto amante, il segreto Pietro Caruso, detto << Bellopiè >> per la sua abilità nel ballo;

 

 

     Ma neppure la fine dei Barresi era lontana. L’ultimo di quella famiglia fu il marchese Vincenzo, morto a soli 17 anni, la prima notte di nozze. Anche per lui crediamo che sarebbe interessante andare a verificare l’ipotesi di un intrigo, magari chiusosi con l’avvelenamento. Esso potrebbe trovare spiegazione nel complicato gioco di matrimoni, grazie al quale il possesso del castello di Militello passò ai Branciforte. Infatti, la vedova di Vincenzo, Dorotea Barresi, riuscì a combinare il matrimonio tra la cognata Caterina Barresi ed il figlio don Fabrizio Branciforte, nato da un precedente matrimonio. D’altra parte, la Dorotea fece in tempo a sposarsi per la terza volta, e diventare viceregina di Napoli e poi ad essere ossequiata alla corte di Madrid (superando, nelle more, un micidiale tentativo di avvelenamento di una cameriera infedele). E siccome buon sangue non mente, nulla ci impedisce di pensare che un carattere tanto deciso gli fosse venuto da suo padre, il barone Geronimo Barresi (del ramo mazzarinese della famiglia), il quale aveva strangolato il padre, don Matteo, per ereditarne il feudo;

 

La vasca ottogonale

 

     Per ciò che concerne l’architettura del castello, le parti restanti sono sufficienti  a far riconoscere la sua struttura quadrata con corte centrale, torri cilindriche ai vertici ed un grosso torrione al centro del prospetto a ponente. Di ciò resta, oltre a brani di muratura antica e rare porte a sesto acuto all’interno, un torrione a sud ovest accanto alla “Porta della Terra”, sistemata nelle forme attuali nel Seicento dai Branciforte;

 

 

     Al centro dell’atrio del castello, a ricordare l’incanalamento nel 1605 delle acque della sorgente “Zizza” per condurle in paese, il marchese di Militello don Francesco Branciforte fece innalzare una fontana commemorativa dell’evento, inaugurata il 28 Aprile 1607;

 

 

     Tale fontana è costituita da una parte con orlo a gradinati e vasi decorativi che include un’edicola a pilastri ionici con bassorilievo in marmo raffigurante la ninfa Zizza, personificata da una ninfa dai seni zampillanti. Alla base di essa venne posta una grande vasca ottagonale nella quale confluiva l’acqua che sgorgava dai seni della ninfa.