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ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO

di MILITELLO in VAL di CATANIA

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Dal Medioevo al Novecento

     In epoca Medievale, il primo feudatario di cui ci resta il nome fu Alaimo da Lentini (1071). Seguì Lanfranco da San Basilio, che oltre a possedere il Castello di Militello, possedette anche i castelli Oxena e di Jetra. Nel 1154 governò Manfredi di Policastro, nel 1282 Teodoro da Lentini, regio ministro. Poi abbiamo i nomi di Bonifacio e Giovanni di Camerana. Finalmente, la prima signoria stabile cominciò nel 1318, coi Barresi. Abbo il capostipite, fu ribelle alla corona e tentò una lunga lite con Antonello, che gli succedette. Seguì Antonio Piero, protagonista di un sanguinario e medievale dramma della gelosia, causato dalle voci calunniose che lo portarono ad ammazzare la moglie, Aldonza Santapau, ed il suo presunto amante, Pietro Caruso. L’ultimo dei Barresi fu il marchese Vincenzo, morto a soli diciassette anni, la prima notte di nozze.

     Il possesso di Militello, quindi, passò alla famiglia Branciforti, segnatamente a Fabrizio, conte di Mazzarino e sposo di Caterina Barresi, sorella di Vincenzo. Il momento più glorioso della storia di Militello si ha con don Francesco Branciforti, figlio di Fabrizio e sposo di Donna Giovanna d’Austria, figlia di don Giovanni d’Austria, il vincitore della nota battaglia navale di Lepanto. Dal 1602 al 1622, don Francesco perseguì una politica di prestigio, che si riverberò nella vita della città con opere di saggezza amministrativa e di mecenatismo artistico. Fece impiantare la prima tipografia della Sicilia orientale, tenuta dal trentino Giovanni Rossi, la cui casa esiste ancora nell’antico e suggestivo quartiere di San Pietro. Attorno a lui, inoltre, fiorirono brillanti ingegni, come i letterati Pietro Carrera e Mario Tortelli ed il pittore Filippo Paladini. Purtroppo don Francesco Branciforti morì (avvelenato, probabilmente dal padre) senza eredi maschi, per cui la signoria di Militello passò prima alla figlia Margherita, e poi, dopo complicate lotte di successione, al ramo mazzarinese dei Branciforti.

     Da questi, per testamento redatto l’8 aprile 1675, Militello venne ceduto a Carlo Maria Carafa. Ritornò, quindi, ai Branciforti con Nicola Placido. Ritorno provvisorio, poiché egli venne contrastato con successo da Girolamo Carretto, finché non lo riprese Michele Ercole, duca Branciforti, che se ne investì il 29 settembre 1727.

     La storia politica di Militello nell’Ottocento e nel Novecento ebbe alcuni aspetti negativi, che ancor oggi sono forse le prime cause del suo sottosviluppo. Essa fu, infatti, caratterizzata dalle lotte fra clan, intrecciandosi col secolare campanilismo dei mariani e dei nicolesi. Nell’ Ottocento i nicolesi fecero gruppo attorno ai borbonici Majorana Cocuzzella, mentre i mariani furono una brigata fedele ai liberali Majorana Calatabiano. In questo contesto, l’8 settembre 1869 si consumò l’omicidio del patriota mariano Francesco Laganà Campisi, per il quale fu posto sotto accusa il barone Salvatore Majorana Cocuzzella. Nel Novecento un vigoroso impulso alle opere pubbliche si ebbe durante il ventennio fascista, quando furono completate la villa comunale, l’edificio delle scuole elementari e quello delle carceri.

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